scritto da cochina63 il martedì, maggio 30, 2006,maggio 30, 2006 11:58

Lei è la vecchia, stava alla cassa... a me è sempre sembrata vecchia. è padrona non commessa, la vecchia matrona di quelle famiglie che gestiscono il negozio tutte insieme...Mi faceva antipatia, era antipatica forse, anche... Diventò lenta, molto più lenta di sua nuora e pian pianino la fila cominciò a dirigersi verso l'altra cassa: nuora giovane, veloce... anche più simpatica, di poco.

lei sta lì, è vecchia... forse non fa più cassa... non si capisce, sta lì a mani conserte e ti guarda mentre vai accanto, perché quelli stessi del negozio ti dicono "vada all'altra cassa... "

Sta lì e ti guarda e tu pensi Oh merda...

categoria:parole in regalo
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scritto da cochina63 il venerdì, maggio 26, 2006,maggio 26, 2006 21:06
copertina dallquindici passi nel buiolibera_uscita_l   I miei libri
categoria:i miei libri
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scritto da cochina63 il venerdì, maggio 26, 2006,maggio 26, 2006 19:22

L’orchestrina dei topini

 

 

C’era una volta un’orchestra speciale

Che non aveva, nel mondo, un’eguale.

Era formata da piccoli artisti

Ben sette topi, e che musicisti!

 

Suonavano valzer, ariette e rondò

Musica nota o inventata, a gogò.

Proprio di loro vi voglio parlare

E degli strumenti che sanno suonare.

 

Vi piacerà tanto, ne son quasi certo,

che poi vorrete ascoltare un concerto.

E dopo, magari, imparare a suonare?!

Ci vuole poco, basta  iniziare.

 

Eccovi dunque, cari bambini,

l’allegra famiglia dei sette topini.

E, se farete ben attenzione,

non scorderete mai più il loro nome.

 

E gli strumenti?Son tanti e son  belli,

cantano e fischiano come fringuelli,

gira le pagine e vai a curiosare!

Senti la musica? Si va a cominciare

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scritto da cochina63 il venerdì, maggio 26, 2006,maggio 26, 2006 18:18
cheerleader_clapping_pompoms_ty_wht_3Questa è una pubblicità a un blog che mi diverte tanto, andateci vi divertirete anche voi, basta cliccare qui http://stranezze.leonardo.it/blog e c'è pure un mio racconto esposto alla crudeltà dei blogger e prossimamente un'intervista molto seria...ehhh molto molto seria...
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scritto da cochina63 il giovedì, maggio 25, 2006,maggio 25, 2006 08:50
Ed ecco che inizia la fase depressiva...Non scrivo da due mesi circa...forse più, ne ho bisogno... ho bisogno della mia dose di vita alternativa-virtuale-misteriosa-fantastica-liberatoria... ma la frase d'inizio, l'incipit non arriva: vuoto, silenzio. nessun Alfredo nè Matteo, nessun don Bartolo o signora Rosa...nessuno bussa, nessuno chiede di vivere...Non vuol nascere nessuno e io mi trascino: madre sterile, divinità decaduta,massaia isterica... mentre i giorni passano indegni, invano...
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scritto da cochina63 il mercoledì, maggio 24, 2006,maggio 24, 2006 11:01
Avete visto nei multimedia il panorama che ho dal balcone di casa mia? SpaceshipSpaziale eh? 





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scritto da cochina63 il lunedì, maggio 22, 2006,maggio 22, 2006 17:09
libera_uscita_lSu www.operanarrativa.com  Una bella recensione a Libera Uscita, cmq i commenti in giro sono ottimi...
categoria:i miei libri
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scritto da cochina63 il domenica, maggio 21, 2006,maggio 21, 2006 16:14

un giorno in cui mi viene voglia di tornare a comprare solo classici e mitici e superbi scrittori storici! basta, e dico basta, e sono reazionaria? e chissene!, di questo schifo: di scrittura senza regole per nascondere la mancanza di idee-ideali-emozioni-originalità.Non ne posso più di scrivicomemangi eguardacasomangicomeunporco eriesciascriverepurepeggio (esempio attinente). Io non voglio spendere 20 euro per leggere quello che posso trovare gratis in qualunque sito, scritto con i piedi. Da quando m'interesso di contemporanei mi sta passando la voglia di leggere... ho beccato libri che son peggio di Topolino (ma molto peggio in tutti i sensi: come qualità e forma pure) e vengono paragonati a Dante, e poi i critici si accaniscono su Baricco ma basta! bastaaaaaa!!!!
p.s. chiaro?

categoria:pensieri alieni
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scritto da cochina63 il venerdì, maggio 19, 2006,maggio 19, 2006 17:23
ah ma che carino vero? qualcuno sa come caricarlo in modo permanente sul sito?
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scritto da cochina63 il giovedì, maggio 18, 2006,maggio 18, 2006 12:06

Ghiandina

 

 

“Un, due e… tre! Ecco fatto!”

Ghiandina mise fuori il capino dalla terra.

“Ooooh!” disse, guardando il mondo che d’improvviso le appariva davanti.

Erano giorni e giorni che lottava con pietre, erbacce e foglie secche che le impedivano di sbucare all’aperto.

“Eh, eh, eh!” sentì all’improvviso.

“Chi ride?” chiese Ghiandina.

“Chi parla?” rispose il signor Pino.

“Sono Ghiandina!Sono uscita or ora dal fondo della terra.”

“Esagerata!” ribatté il signor Pino, "sarai stata quattro o cinque centimetri al di sotto del terriccio più molle, altrimenti non saresti uscita per nulla!”

“Ma chi sei?E perché ridevi?” riprese Ghiandina, a cui il signor Pino cominciava proprio a stare antipatico.

“Sono il Pino, anzi il signor Pino…cara la mia novellina; e ridevo perché una goccia di rugiada, scivolando giù,  lungo il mio tronco, mi faceva il solletico.”.

“Be’ …buongiorno signor Pino, piacere di averla conosciuta. Adesso devo andar via: vado a conoscere la mia mamma. A proposito sa forse dove posso trovarla?”

“Eccola! E’ quella laggiù, la quercia più grande vicino alla radura. Ma dimmi come ci vai?” aggiunse il signor Pino, con un risolino che a Ghiandina non piacque per nulla.

“Che razza di domanda! Ci vado a…”

Fu a quel punto che Ghiandina si accorse di non avere i piedi. Le sue radici erano saldamente attaccate al terreno e non volevano saperne di muovere neanche un passo.

La piccola scoppiò a piangere.

“Cos’hai, stupidina? Perché piangi così? Mi fai venire mal di testa!” brontolò il signor Pino agitando tutta la chioma.

“Non riesco a muovermi!” rispose Ghiandina spaventata dallo “SCSSCCCHHH” che la chioma del grosso Pino faceva,  ondeggiando tutta.

Si mise a singhiozzare ancor più forte:

 “Non riesco a muovermi! Non ho i piedi!”

“Certo che no. Sei un albero!” la rimproverò il signor Pino, con aria saccente.

“Non sono un albero! Sono Ghiandina!” rispose la piccola quercia, quasi gridando.

Da quel giorno i due non si rivolsero più la parola.

Di settimana in settimana Ghiandina diventava sempre più bella, aveva messo su molte nuove foglie di un verde tenero tenero  e non passava ora che non provasse a camminare, tirando con tutte le sue  forze, tentando invano di separar le radici dal terreno.

Aveva fatto amicizia con tutti gli esseri del bosco e a ognuno chiedeva di portare questo messaggio alla sua mamma – Cara mamma, sono Ghiandina. Ti voglio bene e al più presto verrò a trovarti .-

La grande quercia si disperava per la testardaggine di Ghiandina,  e le mandava a dire –Cara figlia mia, non illuderti; sei un albero e il tuo posto è quello in cui sei nata, vicino al grande pino. Stai serena. Ti voglio bene.-

“Vicino al grande Pino?” singhiozzava Ghiandina  “Dovrei passare la vita accanto a questo pino scorbutico? No, no e no!” e ricominciava a tirare e tirare e ad agitarsi tutta.

“Buongiorno Ghiandina!” salutava mamma anatra passando con i suoi anatrini.

“Buongiorno a voi.” rispondeva Ghiandina “Andate allo stagno?”

“Sì, fa un tale caldo. Vuoi venire con noi?”

“Magari…mi piacerebbe; ma non riesco ancora a muovermi, sebbene mi sembra che un piccolo miglioramento ci sia stato.”.

“Ciao Ghiandina, andiamo a giocare ad acchiapparello. Vieni?” Le gridavano i coniglietti grigi,  saltellando allegri.

“Oggi no…ma ripassate domani che forse…”

Ghiandina si illudeva; in realtà diventava ogni giorno più grande,  più bella e  più forte, ma proprio per questo le sue radici affondavano sempre più profondamente nel terreno.

Il signor Pino scuoteva la testa emettendo il suo SSSCCCHHH, e Ghiandina allora tirava ancor più energicamente sino a sentirsi esausta, ma senza ottenere alcun risultato.

Gli anni passarono e Ghiandina smise di lottare, se ne stava triste tutto il giorno, guardando davanti a sé in direzione della grande quercia; la vita le sembrava inutile e noiosa. Non capiva a cosa potesse servire essere così grande e forte se non poteva neanche muoversi.

Un mattino sentì delle urla strazianti: “Aiuto, aiuto!Salvateci!”

Un’intera famiglia di scoiattoli rossi correva all’impazzata dirigendosi verso Ghiandina e il signor Pino.

“Presto, presto. Dovete nasconderci.” gridava mamma scoiattolo, seguita dai suoi tre piccolini spaventatissimi.

“Popolo in piedi! Dico a voi,  dovete nasconderci! La volpe ci insegue.”

“Aiuto, ci vuol mangiare!” gridavano i piccolini tremando e correndo di qua e di là.

“Chi è il popolo in piedi?” chiese Ghiandina,agitatissima anche lei.

“Siamo noi! Gli alberi!” le rispose, parlandole di nuovo dopo tanti anni, il signor Pino.

Ghiandina, a sentire quella voce, si girò verso il pino. Era tanto tempo che non sentiva più il suo SSSCCCHHH spaventoso e adesso che lo guardava di nuovo dopo tanti anni,  si rese conto che il vecchio albero aveva perso quasi del tutto la sua imponente chioma,  e si era come ripiegato su se stesso.

“Ma cosa ti è successo?” gli chiese Ghiandina, dimenticando subito la sua antipatia.

“Sono vecchio, cara la mia novellina; non mi resta più molto da vivere.

La mia chioma è quasi secca, non è un buon rifugio. Devi salvare tu gli scoiattoli. Presto!”

Infatti, sempre più vicino si sentiva lo spaventoso verso della volpe, affamata. La povera famigliola di scoiattoli rossi, paralizzata dalla paura, se ne stava in silenzio, tutta tremante, ai piedi di Ghiandina;  non osava più neanche chiedere aiuto.

In un lampo Ghiandina capì il senso della sua vita: fornire rifugio a chi ne avesse bisogno. La bella chioma e le forti radici erano una casa, una protezione per gli animali del bosco.

“Presto, arrampicatevi sui miei rami più alti; nascondetevi tra le mie foglie!” gridò Ghiandina agli scoiattolini, che non se lo fecero ripetere due volte e in un battibaleno si misero al sicuro nel folto delle foglie.

Dopo neanche un attimo arrivò la terribile volpe:

 “Sto seguendo un’appetitosa famiglia di scoiattoli, è passata di qua?” chiese con occhi feroci, guardando Ghiandina, che per la paura non riusciva a muovere neanche una fogliolina.

“SSSSSCCCCHHH…no volpe,  vai via. Non ci sono scoiattoli qui!”

Impressionata dallo stormire impetuoso e potente della chioma del grande pino, la volpe si convinse e andò a cercare lontano da lì il suo pranzo.

Ghiandina si voltò a guardare il grande albero, che per lo sforzo adesso sembrava ancora più curvo, vecchio e stanco.

“Sei stato bravissimo, signor Pino. L’hai scacciata.”

“Grazie, grazie” gridavano in coro gli scoiattoli, abbracciandosi e saltando da un ramo all’altro.

“Ehi, mi fate il solletico!” disse Ghiandina,  ridendo per la prima volta dopo tanto tempo.

“Dovrai abituarti al solletico.” le disse il signor Pino, guardandola con affetto. Da oggi in poi sarai anche tu una casa per gli animali del bosco”.

“Si!” disse Ghiandina “e tu mi insegnerai a essere coraggiosa e a scacciare i prepotenti facendo SSSSCCCHHHHSS”.

Tanto tempo è passato da quel giorno. Ghiandina e il signor Pino adesso si vogliono molto bene e gli animali in pericolo sanno che da loro troveranno sempre un rifugio sicuro.

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scritto da cochina63 il mercoledì, maggio 17, 2006,maggio 17, 2006 17:18

ecco oggi ho anch'io Libera Uscita, mi è appena arrivato! primo commento a caldo? Minchia com'è venuta male la mia foto!!!!

p.s. sapete che è già quasi esaurita?!

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scritto da cochina63 il mercoledì, maggio 17, 2006,maggio 17, 2006 07:59

La voce del mare

C’era una volta una bambina che aveva un nome molto strano. Si chiamava Umpilumpi.

Umpilumpi era molto infelice e arrabbiata con i suoi genitori, perché le avevano dato un nome talmente buffo da doverlo ripetere almeno tre volte ogni volta che  si presentava a qualcuno.

Anche a scuola le cose non andavano granché bene, perché tutti i compagni, a sentire il suo nome, scoppiavano a ridere e la prendevano in giro.

Così Umpilumpi non aveva amici e, se quando era a casa poteva far finta di nulla, a scuola durante la ricreazione finiva sempre che nessuno la invitava a divertirsi;  così le toccava mangiare di malavoglia il suo panino al burro, da sola vicino alla vasca dei pesci rossi, mentre i suoi compagni facevano mille giochi che a lei, che ne era esclusa, sembravano tutti bellissimi.

Insomma non era contenta; il suo nome la faceva sentire diversa dagli altri e così s’intristiva ogni giorno di più.

“Perché mi avete dato un nome tanto stupido?” urlava, piangendo, ai suoi genitori.

“Ma è un nome bellissimo!” le rispondeva la mamma, accarezzandole i capelli.

“Io e il tuo papà l’abbiamo inventato  una sera in riva al mare. C’era un temporale lontano ed ero già incinta di te; stavamo lì come incantati davanti a quel tramonto burrascoso. Il rumore dei tuoni e tutti quei lampi ci facevano pensare a una magia e il tuo papà, accarezzandomi il pancione, ti chiamava : Umpilumpi… così, per gioco. A un certo punto hai dato un bel calcetto e io ti ho sentita per la prima volta, è stata una grandissima emozione. Abbiamo pensato che il nome ti fosse piaciuto ed ecco: ti è rimasto  da quel giorno, da allora per noi sei stata Umpilumpi”.

“Io odio questo nome!E odio anche voi!” strillò un giorno Umpilumpi, e si chiuse in camera sua senza voler più uscire neanche per mangiare.

Fortunatamente era quasi estate e la scuola era agli sgoccioli così, per distrarla, la mamma e il papà decisero di mandarla al mare, a casa della nonna Maria.

“Nonna, perché non posso avere un nome normale, come il tuo?” chiese una sera Umpilumpi, mentre la nonna le rimboccava le lenzuola.

“A me il mio nome non è mai piaciuto, cara; perché vorresti avere un nome così comune?” rispose la nonna. “E’ vero, il tuo è molto particolare; ma è affascinante proprio per questo. Ogni cosa un po’ diversa nasconde una sua rara bellezza, è come un tesoro misterioso da scoprire, un gioco di cui non conosci le regole.  Ma ora non ci pensare e domani, in spiaggia, chissà… forse il mare ti dirà qualcosa!”

“Il mare non parla mica, nonna!”

“Ne sei proprio sicura?” bisbigliò la nonna spegnendo la luce.

A Umpilumpi venne il dubbio, sicura sicura non poteva esserne.

Così il giorno dopo prese le sue palette e  andò in spiaggia, si mise a fare un castello sulla riva e, mentre raccoglieva l’acqua per inumidire la sabbia, tendeva l’orecchio, per sentire se davvero il mare parlasse. Improvvisamente sentì: “Uuuuuuh! Uuuuuuuh! Uuuuuh!Uuuh!”, un suono che somigliava a un canto,  dolce, un po’ lamentoso. Lì per lì immaginò che fosse la voce del mare, stava per correre a casa per raccontarlo alla nonna, quando si accorse che nell’acqua c’era un ragazzo, molto più grande di lei. Nuotava con un ciambellone salvagente e intanto faceva quello strano verso, sorridendo felice.

All’ora di pranzo, davanti a un bel piatto di maccheroni col pomodoro, e tanto parmigiano, Umpilumpi raccontò tutto alla nonna,  che le narrò una triste storia:

“Quel ragazzo non è uguale agli altri, cara. Fa quello strano verso perché non sa ancora parlare.”

“Ma nonna, è molto più grande di me, com’è possibile?” disse Umpilumpi, con tanto d’occhi.

è stato molto sfortunato. Una malattia ha danneggiato il suo cervello,  quando era appena nato,  e così è rimasto come un bimbo piccolo.”

“ Il suo strano verso mi fa un po’ paura, nonna”

“Non devi aver paura delle cose che non conosci, Umpilumpi, te l’ho già spiegato. Forse quel ragazzo canta nel mare perché è felice, e magari chissà… ne sente la voce.”

Da quel giorno, Umpilumpi non tolse più gli occhi di dosso al misterioso ragazzo neanche per un attimo. Si accorse che mai nessuno stava con lui o gli rivolgeva la parola, né lo salutava o invitava a giocare al pallone o a fare castelli di sabbia.

Così il solitario Tony, appena in spiaggia, infilava il suo salvagente e si buttava in mare. Non gli importava che l’acqua fosse fredda o calda, pulita o sporca, che fosse ora di pranzo o mattina presto; Tony si buttava in mare e cominciava quasi subito quel suo canto triste, che si mescolava con l’infrangersi delle onde sulla riva e contro gli scogli.

Umpilumpi avrebbe voluto chiamarlo, ma  aveva molta soggezione. Finalmente un giorno però, trovò il coraggio di avvicinarglisi prima che entrasse in acqua, e lo invitò a  giocare con i suoi secchielli . Tony le fece uno strano sorriso, come se col pensiero fosse lontano e poi, senza rispondere, e Umpilumpi in quel momento dimenticò che non sapeva parlare, infilò il ciambellone e si buttò nell’acqua.

La bimba ci restò malissimo e la sera ne parlò con la nonna.

è stato molto maleducato, nonna Maria. Non mi ha nemmeno risposto.”

“No, Umpi cara, non devi prendertela; magari non è capace di giocare a fare i castelli. Se vuoi davvero diventare sua amica, perché non provi a fare i giochi che lui conosce già? Il bagno insieme, per esempio.”

 A Umpi sembrò una buona idea e così  ebbe un bel salvagente anche lei, lo volle a forma di cigno, con il becco che suonava come una trombetta. Aspettò Tony sulla riva e si buttò in acqua insieme a lui. Tony non la guardava neanche, sebbene Umpi facesse un gran baccano con il suo cigno canterino. Il ragazzo aveva incominciato a fare il suo solito strano canto e sorrideva beato, mentre l’acqua del mare lo cullava col suo enorme, paziente abbraccio. Piano piano Umpilumpi cominciò a imitarlo; si mise anche lei a cantare come Tony, ondeggiando nel suo salvagente accanto a lui. Fu allora che Tony si voltò e le sorrise.

 Nello stesso momento alla bambina sembrò di sentire mille voci nell’acqua. C’era un allegro chiacchiericcio in verità! Pesciolini, granchietti, conchigliette di varie forme e dimensioni, stelle marine, ippocampi e persino la schiuma delle onde… tutti erano saliti a galla, e parlavano in maniera comprensibile, sovrapponendosi uno all’altro allegramente, come a una festa con tanti invitati. Dicevano: “Ciao Tony! Come stai? Oggi hai voglia di giocare con noi? Come ti senti? Cosa hai mangiato a colazione? Che bella ciambella colorata che hai...”

Tony rispondeva a ogni domanda con il suo canto,  sorridendo felice.

Ecco perché correva subito a fare il bagno!Tutti i suoi amici erano lì, felici di vederlo, impazienti, ad aspettarlo; a loro non importava che Tony non fosse proprio come tutti gli altri bambini. Umpi continuò ad ascoltare, quasi non credendo alle proprie orecchie; all’improvviso un minuscolo gruppo di pescetti argentei, che nuotavano in superficie, si rivolse proprio a lei:

“Ciao, sei nuova? Sei un’amica di Tony? E come ti chiami?”le chiesero, solleticandola sulla pancia.

“Umpilumpi.” rispose Umpilumpi, subito si accorse, però, di averlo solo pensato continuando a cantare come faceva Tony, ciò non ostante i pescetti capirono subito il nome e le risposero :

“Che bel nome! Un nome favoloso! Davvero originale! Chissà quanto tempo ci hanno messo i tuoi genitori a sceglierlo! Bravi davvero! Devi  essere molto felice di avere un nome così particolare!Già, già: un nome che non si dimentica facilmente. Un nome che sembra magico…” E così dicendo si dispersero in un’ondina spumeggiante.

Fu una mattinata bellissima, e da quel giorno Umpilumpi e Tony fecero sempre il bagno insieme, chiacchierando in quello strano modo con il mare e i suoi simpatici abitanti. Ma l’estate finì, e venne il giorno in cui la bimba  dovette salutare il mare e Tony. Alla stazione, dove la nonna l’aveva accompagnata, si abbracciarono forte e poi Umpi avvicinandosi all’orecchio della nonna le disse:

”Avevi ragione, sai? Ho sentito la voce del mare, mi ha parlato.”

“E cosa ti ha detto?” le rispose la nonna, sorridendo con dolcezza.

“Mi ha detto che il mio nome è bellissimo e che devo esserne fiera; e poi mi ha fatto diventare amica di Tony!”

“Hai visto che anche le cose un po’ misteriose, come il tuo nome o il tuo amico, possono essere molto belle?”

“Sì, nonna,  è vero!”

 Si abbracciarono e si baciarono e Umpilumpi tornò a casa felice. Da quel giorno tutto andò meglio e, nella vita di Umpi e dei suoi genitori, tornò l’allegria e la serenità.

Un giorno arrivò una lettera della nonna, con tante affettuosità e con un bell’invito a trascorrere al mare le vacanze di Pasqua. Alla fine del foglio c’era un post-scriptum che diceva: “Il mare  ha parlato anche a me, mi ha detto di salutarti e ricordarti che non esiste nessuno diverso…è solo che non siamo tutti uguali.”.

“Ringrazia il mare” rispose Umpi.  “Non lo dimenticherò mai!”

 

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scritto da cochina63 il lunedì, maggio 15, 2006,maggio 15, 2006 19:45
Incredibile ma La signora Rosa è stata selezionata per il secondo quaderno Delos...(erotismo al femminile... non so se mi spiego!) Yowza 





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scritto da cochina63 il lunedì, maggio 15, 2006,maggio 15, 2006 08:14
oggi novità sul mio conto su www.arteinsieme.net Fox 





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scritto da cochina63 il domenica, maggio 14, 2006,maggio 14, 2006 08:51

Eraclito e il muro... conosciamolo meglio

la storia di un critico dello spettacolo, Matteo Micciché, musicista fallito, si intreccia a quella di un paesino siciliano degli anni settanta-ottanta. Seguendo le sue disastrose vicissitudini ci si avventura in un piccolo, fascinoso mondo di falsità e popolana saggezza, di passioni, amore, potere e ovvietà, comuni alla nostra italietta tutta, antica e moderna. Difetti e pregi, sapori, odori, speranze e disillusioni si mischiano in un caleidoscopio che con gli stessi pezzi colorati fornisce ogni volta un nuovo fantasioso disegno. Un muro di teatro, testimone audace della collettività, fa da cartina tornasole e la musica, con la sua magia e l’inevitabile faccia oscura, s’insinua tra le pagine, quasi a fornire una colonna sonora alla vita del piccolo borgo in cui, attraverso tanti cambiamenti, tutto rimane uguale a sé stesso,  condannato a non mutare.

 

scritto da cochina63 il venerdì, maggio 12, 2006,maggio 12, 2006 18:16

L'orchestra bambina

Giornata faticosa oggi, ho accompagnato l'orchestra dei miei allievi a un concorso, hanno preso due primi e un secondo premio. Dovrei essere contenta... e invece è uno dei giorni più neri di quest'anno, sapete perché?Perché meritavano di più ma, per quelle oscure ragioni che animano le giurie e per quegli orribili compromessi che abitano i cuori degli uomini impuri (e che mi hanno portato a scrivere Eraclito e il muro), hanno preso meno. Sto male  perché non posso spiegarglielo, non so farlo...Cosa dovrei dire?Che hanno suonato benissimo ma...Ma?C'è una spiegazione per le ingiustizie?L'arte dei suoni affogata nelle convenienze, nei favoritismi...c'èuna spiegazione valida da dare a un ragazzino di 13 anni o di 11?Dovrei forse dirgli che il mondo fa schifo ed è meglio che lo sappiano subito?Non ce la faccio...Allora scrivo qui, e ancora una volta mi sovviene come mai scrivere è sempre stata la mia passione e come mai, sullo scrivere, non accetterò mai compromessi. Voglio la mia illusione, la voglio pura, mi serve per sopavvivere...

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scritto da cochina63 il mercoledì, maggio 10, 2006,maggio 10, 2006 22:51

Primi commenti a Libera Uscita: 

Primo commento:

 Io l'ho acquistato durante il salone e nonostante le mie aspettative fossero alte, nonostante la mia vena critica estremamente caustica, purtroppo inscindibile dal mio essere, e nonostante la semplice invidia nel non averne fatto parte, posso affermare di esserne stato impressionato molto favorevolmente.
Ho letto tutti i racconti e sono tutti di altissimo livello!
Non sono riuscito a trovare nessun difetto degno di nota, forse le foto... No, non riesco a criticare nemmeno quelle, non sono nemmeno brutti/e! 

 Secondo commento: 

Mi stacco or ora dalle ultime righe di 'libera uscita'
che dire...se il buon giorno si vede dal mattino, mi sa che i quaderni Delos avranno vita lunga.
Belli i racconti, molti davvero notevoli e particolari...e vorrei vedere con tutta la selezione fatta Cool
Anche il cambio di ritmo/stile è un valore aggiunto a mio avviso,
spero che anche i futuri quaderni, anche se di argomento omogeneo, riescano a mantenere questa varietà.

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scritto da cochina63 il martedì, maggio 09, 2006,maggio 09, 2006 11:33
Oggi consegno l'ultima correzione di Eraclito e il muro, adesso va dritto in stampa... sono emozionata! Good Luck 





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scritto da cochina63 il lunedì, maggio 08, 2006,maggio 08, 2006 10:16
libera_uscita_lChi è stato al  salone del libro di Torino? Chi ha comprato "Libera uscita", non l'ho ancora visto... che mi dite?
categoria:i miei libri
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scritto da cochina63 il domenica, maggio 07, 2006,maggio 07, 2006 14:47
gennaio 2004 004eri la più veloce, correvi velocissima e all'improvviso frenavi e viravi mandando a vuoto chi t'inseguiva...Adesso mi guardi davanti ai cinque scalini dell'ingresso e devo convincerti ad affrontare lo sforzo...Sei vecchia e malata adesso e non corri più, non correrai mai più...e neanche io.
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