Da quando mi interesso di scrittura ho sempre sentito dire che i racconti sono un genere che l’editoria non gradisce perché di difficile vendibilità; e mi sono sempre chiesta come mai, in un’epoca 'di corsa’ come la nostra, uno scritto breve, da leggere sulla metro, nella pausa pranzo, in fila dal medico o bloccati nel traffico sia difficile da vendere. Sarà che amo leggere e scrivere racconti. Come non sorridere di piacere, dunque, per l’iniziativa coraggiosa di Francesco Giubilei (il più giovane editore italiano, credo). Di che parlo? Ma di Short Cuts delle Edizioni Historica, naturalmente! Volete saperne di più? Leggete qui: http://collanashortcuts.wordpress.com/
Scritti brevi, dunque. Brevissimi alcuni dei racconti di Bassini e folgoranti. Racconti da pausa caffè, da fermata dell’autobus… insomma di quelli che amo portarmi dietro per leggere anche nei tempi morti, quasi soprattutto in quelli anzi. Per leggere con gusto e piacere. Sarà che a me Bassini piace e di lui ho letto tutto, ma proprio tutto, e prima che diventasse un nome noto. E di Bassini mi piace anche l’umanità, la stessa che l’ha spinto a pubblicare con un piccolissimo editore nonostante possa vantare case editrici ben più famose nel suo curriculum.
Tamarri, sette brevi storie di gente normale che diventa speciale: piccoli boss di quartiere, pendolari, suicidi… ognuno ci lancia uno sguardo indimenticabile, un sorriso. Lo stile è quello che mi è caro: piano, intimo, caldo con un’improvvisa virata che punta dritta al cuore.
Voglio chiudere questa mia non recensione con una frase del racconto Un tipo: alto, alto: ‘…Volevo dirle che lei ha reso più bella la mia gio-giornataaaa’.
Ecco, volevo dirlo anch’io.
www.ibs.it/libri/Bassini+Remo/libri.html
15 Gen 2009 scritto da Manuale di Mari LASCIA UN COMMENTO, CLICCA QUI

Il Blog di Nicla Morletti - www.niclamorletti.net - in collaborazione con il Portale Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari del web - www.manualedimari.it - ti invita a partecipare all’Iniziativa lanciata dalla Federazione Alzheimer Italia, grazie alla concessione del Segretariato Sociale RAI, per la raccolta fondi tramite SMS dal 19 al 25 gennaio prossimo.
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Siccome bisogna raggiungere il maggior numero di persone in un breve arco di tempo chiediamo agli amici Blogger e Responsabili di siti web di aiutarci concretamente a diffondere questo annuncio pubblicandolo in modo integrale nella loro home page. Invitiamo tutti i siti web e i blog che aderiranno a segnalare l’avvenuta pubblicazione nel Blog di Nicla Morletti, lasciando un commento nel post dell’Iniziativa e segnalando il link del sito in cui è stato pubblicato l’annuncio.
Il Portale Manuale di Mari pubblicherà l’elenco di tutti i siti con cui supporteremo ogni volta le Associazioni e le Organizzazioni che operano nel settore della solidarietà e dell’assistenza. La Redazione selezionerà tra tutti i partecipanti alcuni siti e blog da recensire nel Portale Manuale di Mari.
Chi non ha un sito web o un blog può partecipare inviando poesie, brevi racconti, pensieri e riflessioni nei commenti al post dell’Iniziativa nel Blog di Nicla Morletti. Tra tutti i partecipanti sceglieremo un autore a cui donare un fiore offerto da Punto Flora - www.puntoflora.com
ed ecco un mio racconto su questo tema: declinatoalfemminile.menstyle.it/7/habanera-per-una-vecchia-ragazza-di-Cinzia-Pierangelini
Dedicato
Con dolcezza il sipario si aprì sulla platea oscura, come una ferita che, slabbrandosi lentamente, lasci sgorgare un fiotto di sangue nero e tiepido. Il calore animale, proveniente dalla sala gremita, si riversò sul polveroso assito del palcoscenico, un’ondata tiepida fremente di sussurri, respiri, bisbigli. L’ingordigia millenaria del pubblico, mai placata, mai appagata sino in fondo, pretendeva un nuovo spettacolo. Una distesa di occhi curiosi e irrequieti aspettava, ansiosa, nel buio. Alle prime luci di scena il fragore dell’applauso si spense, spezzettato.
Per tutto il tempo lui era stato lì, immobile nel retropalco. Quando i versi, ben noti, avevano cominciato a scivolare lievi nella sala ormai silenziosa, aveva sentito nelle vene come un ruggito. Un mugghio di piacere ancora da soddisfare gli aveva gonfiato le verdi arterie sul collo e gli occhi avevano lampeggiato selvaggi nel buio. I sacrifici umani, le torture, i roghi, le bighe, i cozzi mortali, le zanne splendenti delle belve nell’arena, i duelli, le sfide, lo spettacolo della vita e della morte, “lo spettacolo” pulsava quasi osceno nelle sue viscere. Con un gemito si era quasi aggrappato a una polverosa cassa nera, di quelle che i tecnici utilizzano per trasportare i materiali di scena, e aveva lasciato che il dolore prendesse il sopravvento.
La platea adesso rumoreggiava, come uno stomaco soddisfatto.
Lui provò a fare un passo, poi un altro; con uno sforzo immane lasciò la cassa nera e ne ebbe la stessa sensazione di un naufrago che abbandoni il salvagente. Con fatica guadagnò un angolo remoto dietro le quinte, una specie di nicchia tra arnesi in disuso. Solo lì ricominciò a respirare con regolarità; il suo sguardo annacquato ritrovò un barlume di coscienza, tornò presente a se stesso. Dopo un po’ uscì.
L’aria fuori era fresca; una bella sera di fine ottobre avvolgeva la grande piazza del teatro, appannando appena i contorni reali delle cose. Reale? Cosa può essere considerato reale da un attore?
La sagoma dell’automobile, laggiù, era reale. Affrettò il passo, attraversando la piazza deserta con una sorta di disagio antico. L’oscurità misteriosa della notte non era la stessa delle quinte; si sentì una preda facile così solo, lì in mezzo. L’eco ingigantita dei suoi stessi passi lo inseguiva risuonandogli nelle orecchie. Corse. Corse come fosse braccato. Il rombo ubbidiente della sua auto gli accarezzò la nuca, materno; abbozzò un sorriso – Che stupido, di cosa aveva avuto paura? –
La strada lucida e silenziosa era la stessa di ogni sera, si avvolgeva snella alla campagna, come un lungo nastro grigio. Gli venne in mente che, vista dall’alto, poteva sembrare un filo d’argento, di quelli che si mettono intorno all’albero di Natale.
“Che cosa vuoi, quest’anno, da Babbo Natale? Devi scrivere una letterina! Devi essere buono o non avrai nulla!” Lui era stato buono, era sempre stato buono. Era stato buono, buono, buono …
Pigiò sull’acceleratore.
Per anni e anni era stato il più buono; anni e anni, ad aspettare, buono, la sua magica occasione. Forse a Natale, questo Natale, avrebbe recitato ancora una volta. Un’ultima volta, a Natale.
Quelle luci laggiù, che belle! Allegre, sulla strada, così grandi, si avvicinano e diventano stelle abbaglianti attraverso le lacrime.
L’applauso è un boato di ferro rovente, un mare di occhietti rossi in platea.
“Auguri! Buon Natale!”
La luce …
Chi è di scena?