rom ancora
Segnalo con piacere questo bel regalo che mi fa Isa
http://qohelet.altervista.org/Fratello/Fratello.htm
grazie.
Segnalo con piacere questo bel regalo che mi fa Isa
http://qohelet.altervista.org/Fratello/Fratello.htm
grazie.
seguendo il programma sul g8 di ieri sera alcune cose mi hanno colpito, dolorosamente (a parte il tutto, ovvio, sconvolgente)
Una di queste è: Ci lamentiamo dei nostri giovani che non hanno ideali e, quando li hanno, li pestiamo
L'altra è l'immagine popolare del carabiniere, del poliziotto, al servizio del cittadino che mi ha ricordato la visione che ne aveva il 'piccolo giudice' sciasciano di Porte aperte, diceva più o meno che 'un carabiniere in alta uniforme gli dava serenità e che mai avrebbe potuto immaginarlo dedito a torture' (più o meno) e nello stesso tempo ho pensato ai carabinieri di Pinocchio, in fondo così ingiusti e alla mia atavica paura delle forze dell'ordine (ispirata certo da mia madre che quando vede un'uniforme all'orizzonte comincia a smaniare come una forsennata, manco fosse un'assassina).
L'ultima, per cui mi sento in colpa, è stata il riconoscermi in quella massa di moderati, o codardi?, che non scende in piazza e che non darà mai il permesso a sua figlia di scendere in piazza. Non ricordo chi, nell'intervista, diceva che la repressione usata era un ottimo espediente per convincere 'i moderati' (ma io non sono moderata, vile sono) a rimanere a casa e manifestare il proprio dissenso davanti allo specchio. Quest'ammissione di colpevolezza mi costa assai, mi pesa, mi deprezza ai miei stessi occhi e potrei trovarle mille giustificazioni lecite tra cui, ed è la verità, che una come me in piazza si fa ammazzare subito: per inettitudine, per irruenza, per eccesso di 'purezza' (chissà se è chiaro?); ma sento anche, e pure questa è verità, che la paura, l'orrore della vita nel suo esprimersi più brutale (e vero, concreto) mi vince, mi atterra. la chiamo Viltà, e lo è ma è anche di più e di meno. Di più: nel rispetto degli ideali che non mi permetterebbero di difendermi, nè di mettermi in salvo (vi immaginate la mia polemica, la mia irruenza di fronte a un manganello?). Di meno: che la mia viltà nulla ha a che fare col rispetto del potente di turno, con la delazione o il compromesso. Ma è viltà di sopravvivenza, paura del dolore, orrore per la violenza; è viltà animalesca senza sovrastrutture peccaminose. L'incontro con parte della vita, vera,con quella parte che si chiama 'dolore' mi sconquassa. Faccio un esempio scemo: a volte mi capita di farmi molto male (basta sbattere la testa, chiudersi un dito in una porta, no?) e ogni volta che succede ho la netta sensazione che 'quella' sia la vita, che quelle sensazioni siano la realtà; quelle sensazioni che in un attimo modificano la rotta di ogni pensiero, di ogni preoccupazione. Ma forse si fa prima, appunto, a dirsi vili ché il risultato non cambia. E allora, per concludere, guardando il programma mi è venuto da chiedere scusa e dire grazie alle persone che lì c'erano, persone vere che si sono fatte male, persone che non si limitano a chiacchierare ma scendono in piazza. Anche per me...
Anche Marisa era bellissima: pareva un angelo, con quei boccoli e le pupille dorate, e la gente la fermava in strada per dirglielo. Suo padre sorrideva in silenzio allora, mentre lei stringeva forte un angolo della gonna, abbassando il capo, vergognosa. In paese l’avevano soprannominata occhi d’oro e a lei in fondo piaceva quel nomignolo da fiaba, anche se avrebbe preferito avere occhi di cielo, azzurri, in memoria di quelli, chiusi, di sua madre.
da Habanera
p.s. mia madre